fotografia quarantempo

Questo articolo è stato redatto da Letizia Oluzzi

Tutti abbiamo delle passioni. A chi piace giocare a calcio, a chi cucinare, a chi ballare, a chi dipingere…
In questi giorni di quarantena, particolari e spesso difficili, è essenziale che queste passioni non vengano dimenticate, bensì che ciascuno si adoperi per sfruttare tutto il tempo libero che si trova ad avere per fare ciò che gli piace e gli riesce meglio.

Io, tra le altre cose, adoro fare fotografie. Quando prendo in mano la mia reflex perdo totalmente la concezione del tempo: potrei andare avanti per ore ad immortalare qualsiasi cosa in uno scatto.

Trovo che fare una fotografia sia il modo migliore per raccontare un evento o un fatto, ma anche per esprimere sensazioni e sentimenti. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo della nostra vita può essere espresso con una fotografia.

E questa quarantena, per quanto sembri noiosa, merita – forse ancor più di altre situazioni – di essere raccontata e, di conseguenza, fotografata. Dunque in questi giorni non ho smesso di fotografare, pur non potendo uscire di casa. Molti credono che per fare “belle fotografie” servano paesaggi mozzafiato, animali esotici o edifici spettacolari.
In realtà, per fare una bella foto, bastano una macchina (ma di questi tempi anche un cellulare) e un pizzico di creatività: qualsiasi oggetto può diventare il soggetto di una bella fotografia.

Questa è una delle foto che ho scattato nei primi giorni di quarantena.

Ho preso una triste piantina di orchidee che stava (per morire) sul mio balcone e un piccolo telo nero semilucido, ho spalancato la finestra di camera mia, ho cambiato l’obbiettivo della mia Nikon D3300 (un 55-200) e ho iniziato a scattare.
Non sapevo bene cosa avevo intenzione di fare, ma sentivo che ne sarebbe venuto fuori qualcosa di buono, nonostante il momento particolare e la situazione difficile. E così, tenendo il diaframma il più chiuso possibile, senza bisogno di nessuna post produzione ho ottenuto l’effetto desiderato: i fiori bianchi che spiccano sullo sfondo totalmente scuro.

Dopo qualche momento di riflessione, ho chiamato questa foto “Resilienza”.
I miei fiorellini riescono a crescere, e a sbocciare, su quello sfondo nero come la pece.
Nello stessa maniera anche noi, di fronte a questo momento di estrema difficoltà, se ci facciamo forza e diamo il meglio, possiamo tenere testa ai problemi e riorganizzare la nostra vita per fare di ogni asperità una ricchezza.

Se troviamo un modo per continuare a coltivare le nostre passioni, se cerchiamo di tirare fuori qualcosa di buono da questo momento buio, se siamo resilienti, non solo sconfiggeremo la noia della quarantena, ma la nostra vita darà nuovi frutti, anzi, nuovi fiori.

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