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Questo articolo è stato redatto da Alice Ambrogio

In un universo fatto da schermi e videochiamate, con segnale abbastanza scarso, i nostri fotografi cercano un modo per nutrirsi della loro linfa vitale, e forse, qualcuno, lo ha trovato.

Ciao, sono Alice, sono una fotografa di Garbagnate Milanese e anche io, come molti altri miei colleghi, sto cercando di “reinventarmi” in questo periodo di social distancing: prendendo in esame l’accostamento di queste due parole salta subito all’occhio l’ossimoro che si viene a creare, sopratutto in una realtà come la nostra, dove sono  proprio i “social” a tenerci meno “distancing”. Diciamo quindi che anche io sto sfruttando questo ossimoro per portare avanti i miei progetti fotografici.

Ho sempre amato sperimentare, azione essenziale per ogni artista: certo, è difficile parlare di “sperimentazione” nel mondo della fotografia: per ,e è attraverso l’inserimento  di “quella roba lì”, di “quel qualcosa in più” che si arriva ad una forma di sperimentazione e distaccamento dal mainstream. 

In questi giorni sto sperimentando la “webcam photography” (non so se sia stato coniato come termine  per indicare il modo di fotografare 2.0: se non lo fosse, lo brevetto io), un modo di fotografare alternativo, ma non troppo: ho trovato ispirazione bazzicando sul profilo Instagram di uno dei miei fotografi preferiti, Alessio Albi (@alessioalbi), e sono subito rimasta senza parole. Non mi ha stupito il gesto in se, che consiste nel catturare l’immagine della videochiamata da Pc o cellulare (insomma. quanti di noi fanno gli screenshot alle facce buffe degli amici in videochiamata?), ma per averlo fatto proprio, per aver messo dentro un sterile screenshot, la potenza dei suoi scatti. 

Così ho deciso di ripetere il gesto, mettendoci del mio.

Il gioco è semplice: ci si organizza con la modella o il modello, si fa partire la videochiamata da un device qualsiasi, e si parte. 

Di solito, quando scatto per lavoro, shooting e outfit vengono scelti, consigliati, da me, salvo diverse occasioni: in questo caso è chi viene fotografato a scegliere dove e come farsi ritrarre: partendo da questi piccoli passaggi, io fotografa oltre che scoprire la persona, scopro anche il contesto in cui vive, entrando in una dimensione intima, forse ancora più intima di quando vengono fatte le fotografie dal vivo. Forse sono molto più vive, vere, queste.

Una volta svelato  luogo e outfit bisogna scegliere da quale angolazione scattare, e quindi in quale luogo posizionare il device da cui è partita la videochiamata: anche questo passaggio stravolge il mio approccio fotografico. Di solito sono io a muovermi per lo spazio, cerco di essere lo zoom di me stessa, vengo ispirata da ciò che mi circonda: nella webcam photography no. In questo caso è chi viene ritratto a muoversi, spostare, alzare o abbassare l’altezza, sempre su mio consiglio, ma è sicuramente molto più partecipe all’organizzazione che nel contesto “reale”. 

È come se stessimo creando insieme, è come se io fossi la mano e loro gli occhi: si crea una sinergia strana, ma efficace!

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